Oggetto del messaggio: Asterix, Obelix e il cinghiale arrosto
Inviato: lunedì 01 marzo 2010, 08:22:29
Iscritto il: mercoledì 03 febbraio 2010, 01:43:31 Messaggi: 3
Sono reduce da una settimana piuttosto intensa dal punto di vista dello studio avendo preparato tutte assieme una decina di tesine che, per altro, saranno probabilmente le ultime della mia vita universitaria (eccezion fatta per la tesi finale del master). Rileggendole prima di inviarle a chi di dovere, mi son reso conto che forse una poteva essere adatta alla pubblicazione sul forum, quindi la posto di seguito, perdonatemi le imprecisioni, ma è stata scritta interamente a memoria senza aver sotto mano i testi e anche piuttosto di fretta. (riservandomi il diritto di cancellarla se dovesse servirmi per altri motivi )
Il valore simbolico del cibo nelle avventure di Asterix & Obelix
Il tema della simbologia alimentare è da sempre presente nella storia della letteratura, sin dai tempi dei grandi Classici greci e della Bibbia arrivando alla letteratura di genere dei nostri giorni. Non sorprende quindi, che un forte simbolismo gastronomico sia presente anche in alcuni fumetti, in particolare nel panorama giapponese e in quello autoriale europeo.
Uno dei fumetti in cui l’atto del mangiare assume una rilevanza simbolica non indifferente sono le storie di Asterix & Obelix, di Goscinny e Uderzo. Nelle avventure dei due abitanti del villaggio gallico che resiste all’occupazione romana ai tempi di Giulio Cesare, infatti, non solo l’atto del mangiare ha una forte componente rituale, ma anche alcuni cibi e usanze alimentari vengono utilizzati come marker identificativi per alcune popolazioni. Uno degli esempi più lampanti si riscontra in Asterix e i Britanni, dove la popolazione inglese si distingue per l’abitudine di mangiare carne stufata e di bere cervogia tiepida.
Il banchetto, poi, svolge in tutte le avventure un ruolo fondamentale: è a tavola che si celebrano le vittorie dei Galli, ed è sempre durante i banchetti che, in alcune occasioni, si suggella la riappacificazione tra i personaggi. È infatti sempre con un banchetto che si conclude ogni storia, a suggellare il ritorno alla normalità nel villaggio dopo mille peripezie: l’esperienza del pasto viene vissuta dagli abitanti come atto comunitario che celebra il ristabilirsi dello status quo e favorisce la riappacificazione tra i rissosi abitanti del villaggio, non è infatti un caso che le frequentissime liti tra compaesani non avvengano mai al momento della cena.
Ma i due autori francesi non si limitano a conferire una sottile e sempre presente, aura simbolica all’atto del mangiare, caricano, infatti, di significati simbolici anche il cibo in sé e il suo metodo di preparazione. Non è infatti un caso che Obelix, il gallo invincibile, sia anche l’abitante dal maggior appetito, oltre che il più grasso del villaggio. La fame e la capacità di trangugiare carne, infatti, viene identificata con la forza fisica e la valenza in combattimento, proprio come avveniva durante il Medioevo. E proprio come a quei tempi il cibo adatto ai guerrieri è la cacciagione: non si vedono mai i Galli del villaggio cibarsi di ovini, pollame o bovini: l’unico animale di cui si nutrono è il cinghiale, catturato proprio dai più valorosi guerrieri del villaggio, in un continuo parallellismo col sistema di valori alto-medievale.
Allo stesso tempo gli autori stabiliscono un fortissimo legame tra gli abitanti del villaggio e la foresta: questa li protegge e li nutre e, in qualche modo, li isola dai romani, consentendogli di mantenere una propria identità. Questa visione è confermata nel corso del volume Asterix e il regno degli Dei, quando Cesare tenta di convertire i riottosi abitanti del villaggio alla civiltà romana distruggendo la selva che circonda il villaggio e facendo costruire al loro posto un centro residenziale di lusso che faccia comprendere ai barbari le comodità della vita dei romani. Proprio questo episodio palesa l’importanza della foresta non solo nell’economia nel villaggio, ma anche a livello identitario e rituale, tant’è che la storia si conclude con il salvataggio degli alberi da parte di Asterix e Obelix con l’aiuto di Panoramix il druido, e il fallimento dei piani dei romani.
Anche il metodo di preparazione del cinghiale riveste una sua importanza nelle storie di Goscinny e Uderzo, i protagonisti delle storie, infatti, preparano il cinghiale arrosto, sulla fiamma viva, senza intermediazioni di stoviglie ed utensili, e mangiano il cibo con le mani e senza posate. Qui il contrasto con l’esterno del villaggio è estremamente rimarcato sia nei confronti dei Romani, che più volte vengono rappresentati nell’atto di preparare o consumare intingoli piuttosto complicati lontani dalla “virilità” del cinghiale arrosto, sia nei confronti degli altri Galli che si sono assoggettati alla Pax Romana ( i collaborazionisti, in poche parole), che tendono a farsi condizionare nei costumi alimentari dagli invasori. Sulle tavole galliche dove si trovano a mangiare Asterix ed Obelix nel corso delle loro avventure, quindi, compare spesso il cinghiale, ma molto spesso in preparazioni piuttosto articolate, oppure arrosto, ma servito in pezzi piuttosto piccoli, a simboleggiare come l’appetito dei Galli colonizzati sia stato “addomesticato” dalle abitudini romane, mentre molto spesso viene presentato sempre il cinghiale.
Complimenti se qualcuno è arrivato a leggere fino a qui :asd: